400 proiettori Chauvet Professional sul palco del ‘CremoniniLive25’.

Il tour CremoniniLive25 si è distinto per l’uso innovativo dei proiettori Chauvet, creando uno spettacolo indimenticabile. L’incontro tra Chauvet e Cremonini ha dato vita a un light show unico.

Il maxi tour di Cesare Cremonini, partito lo scorso Giugno a Lignano, che ha attraversato per due mesi il Paese facendo tappa nei maggiori stadi italiani., si è concluso con uno spettacolare concerto all’Olimpico di Roma.

Il tour CremoniniLive25 si è distinto per l’uso innovativo dei proiettori Chauvet Professional, creando uno spettacolo indimenticabile. L’incontro tra Chauvet e Cremonini ha dato vita a un light show unico.

Uno show in cui la musica e l’energia dell’artista si sono fuse con l’intensità e le sorprendenti invenzioni del light show, creando uno spettacolo emozionante e indimenticabile.

Ringraziamo Mamo Pozzoli, LD e First Operator del tour, nonché storico collaboratore di Cesare Cremonini, per l’intervista che ci ha rilasciato.

Hai installato 200 Color Strike M su dieci grandi cerchi di americana motorizzati, ottenendo un risultato estremamente efficace e suggestivo. Come è nata questa scelta?

La scelta dei proiettori Chauvet per il tour di Cremonini ha rappresentato un elemento chiave nella realizzazione di effetti visivi potenti e coordinati.
La decisione di utilizzare i Color Strike M sul palco del CremoniniLive25 nasce da un ragionamento iniziato molto tempo fa, e merita una spiegazione approfondita.
Ho scelto il cerchio come elemento visivo per introdurre una geometria diversa all’interno di un mondo scenico prevalentemente ortogonale, dominato dai grandi LED wall.
Il cerchio, oltre a offrire un dinamismo grazie alla sua possibilità di movimento, crea un dialogo – a volte anche una contrapposizione costruttiva – con le geometrie rettilinee degli schermi.

Dal punto di vista grafico ha un forte valore simbolico: rappresenta unione, armonia, completezza. È quindi un elemento che si presta molto bene anche a un utilizzo concettuale e visivo coerente con l'immaginario attuale dell'artista. Basti pensare alla grafica del suo ultimo disco, dove il cerchio è protagonista.

Una volta scelto questo elemento, è stato necessario compiere una scelta coraggiosa sul piano tecnico: introdurre dieci cerchi di grandi dimensioni, per un peso totale di circa quattro tonnellate, completamente automatizzati.
Una sfida importante, che meritava una risposta altrettanto significativa sul piano illuminotecnico: questi oggetti, oltre a essere scenici, dovevano diventare anche sorgenti luminose potenti e integrate nel disegno luci.

Non mi interessava riempire la struttura con il maggior numero possibile di fixture di modelli diversi, per ottenere il massimo della versatilità. Ho invece optato per una scelta monotipologica: utilizzare un’unica fixture in grado di definire visivamente la struttura circolare, conferendole un’identità forte, riconoscibile, anche quando spenta.
Insomma, volevo creare un’icona scenografica.

Arrivare alla scelta specifica del Color Strike M non è stato immediato.
Innanzitutto, non è semplice trovare un service in grado di fornire 200 proiettori dello stesso modello con disponibilità immediata. Inoltre, bisognava considerare la complessità del controllo: l’uso intensivo di fixture grafiche comporta un numero elevato di universi DMX, da gestire con un network solido e ridondante.

Stabilita la scelta monotipologica, mi sono trovato di fronte a un bivio: tracciante o non tracciante?
Cioè: optare per un effetto volumetrico o per un utilizzo grafico?
La mia decisione è andata verso la seconda opzione: creare una dimensione circolare leggibile nella sua interezza, che potesse diventare un segno visivo distintivo.

A questo punto, serviva una fixture estremamente potente, capace di competere con l’altissima emissione luminosa del grande LED wall posizionato alle sue spalle o frontalmente.
Cercavo un proiettore capace di generare effetti RGB grafici, ma anche una luce bianca intensa e lineare, per creare una sorta di “filo luminoso” continuo che incorniciasse perfettamente ogni cerchio.

Il campo delle opzioni si è drasticamente ristretto: poche strobo ibride sul mercato offrono tutte queste caratteristiche, soprattutto se si aggiunge la necessità di una protezione IP65 e del tilt motorizzato.
Alla fine, l’unica vera opzione è risultata essere il Color Strike M.

Uno strobo motorizzato IP65 con emissione RGB estesa, luce bianca potentissima e totale affidabilità. Non c’erano competitors.

Ho lavorato in modalità estesa, utilizzando 40 universi DMX solo per le Color Strike M, su un totale di 120 universi. Tutto è stato supportato da un network ben strutturato e ridondante.
Il risultato è stato eccellente. Nessun problema tecnico durante l'intero tour.

Hai portato per la prima volta in tour in Italia un nuovo proiettore ibrido di Chauvet Professional: il Color Strike V, una fixture strobo / blinder / wash con caratteristiche molto innovative, come il doppio layer di LED e il frost dinamico. Come l’hai utilizzato?

Il suo utilizzo nasce da un’esigenza ben precisa: alla fine della passerella, sullo stage B, serviva un proiettore ambivalente, che potesse fare sia da uplight / ribaltina per illuminare l’artista con luce morbida e ampia, sia da blinder verso il pubblico.

Ne ho disposti 12 in semicerchio attorno a Cremonini, sfruttando moltissimo il frost elettronico, che è, secondo me, il vero punto di forza dello Strike V.
La sua ottica nativa è molto stretta, con un fascio concentrato e potente, ideale per effetti volumetrici anche in presenza di fumo.

Inserendo il frost dinamico (ho lavorato con un range tra 50% e 100%), il fascio cambia radicalmente, diventando morbido e diffuso, ideale per illuminare persone, scenografie o dettagli a distanza ravvicinata.
Ho usato anche l’intera escursione del tilt motorizzato (0°–180°), cosa piuttosto rara.
Questo mi ha permesso di passare da un fascio completamente interno al palco a uno proiettato verso la platea, con una sola macchina e una programmazione ben studiata.

Un altro elemento fondamentale del tuo light plot sono le barre Colorado PXL Bar 16, utilizzate come beam, blinder, strobo. Ci descrivi il setup?

Ho usato 114 PXL Bar 16 – altri 40 universi DMX – in una maniera un pò atipica.
Le barre motorizzate di nuova generazione vengono spesso utilizzate in configurazioni a matrice, come ribaltine o elementi verticali. Quello che non apprezzo è quando vengono trattate come singole entità: anche se ne hai 100, se le consideri come 100 elementi isolati, l’effetto resta sempre frammentato.

Nel mio caso, ho preferito un approccio di insieme: le ho configurate come 5 “stecche” da circa 20 metri ciascuna.
Grazie al sistema di connessione hardware delle PXL Bar 16, è possibile non solo affiancarle fisicamente, ma anche renderle strutturalmente uniche, creando un impatto visivo molto più coeso.

Le 5 stecche erano così disposte:

  • 2 sul floor (lato sinistro e destro)
  • 2 sulla prima americana (sinistra e destra)
  • 1 sull’americana frontale semicircolare

Ho sempre usato ciascuna stecca come un blocco unico, sia per il movimento che per le accensioni.
Con 20 barre da 16 pixel, ottieni oltre 300 pixel per stecca, con cui creare effetti dinamici molto articolati, ma sempre percepiti come un’unica grande striscia luminosa.
Le ho utilizzate sia in modalità ultra-beam (con un effetto “lama” molto potente), sia come blinder e mega strobo.

Hai fatto un utilizzo più discreto ma continuo dei Maverick Storm 3 BeamWash. Ce lo vuoi descrivere?

Nel mio light plot erano presenti 72 Maverick Storm 3 BeamWash, utilizzati in modalità base, sfruttando la loro potenza pura.

Li ho usati principalmente per creare una cornice luminosa interna al palco, senza che fossero visibili dalla platea.
Il LED wall, infatti, non era un unico oggetto ma era suddiviso in tre schermi leggermente disassati, per consentire l’ingresso sul palco. Ho posizionato i Maverick in verticale, ai lati dello schermo centrale, come un taglio teatrale: l’effetto era visibile, ma la sorgente luminosa nascosta.

Altri Maverick erano montati sulle prime americane, sempre con funzione di “pioggia” sul palco. In pratica, puntavano costantemente sui musicisti, contribuendo a creare profondità.

Quale è il tuo feedback, alla fine di due mesi di tour in cui hai costantemente utilizzato 400 proiettori Chauvet Professional?

La cosa che è piaciuta moltissimo a me e a tutta la squadra dei tecnici, dopo un tour con 400 macchine Chauvet Professional di 4 tipi differenti, è la totale affidabilità dimostrata dai prodotti: in due mesi di tour non abbiamo mai dovuto sostituire un proiettore. Quando gestisci produzioni di queste dimensioni, con 120 universi DMX e chilometri di cablaggi, questo è il requisito fondamentale.

L’altro plus di queste macchine è la loro potenza; avevo già lavorato con le Color Strike M e conoscevo le loro performance, ma le PXL Bar 16 non le avevo mai usate e mi sono piaciute moltissimo; non credevo che a zoom stretto potessero proiettare un effetto lama di tale luminosità.

  • Lighting Designer / First Operator: Mamo Pozzoli
  • MA3 Programmer / Second Operator: Angelo Dinella, Alberto Manzone
  • Network Manager: Mirko Palanca
  • Visual Designer: North House Studio - London UK
  • Video D3 Operator: Stefano Petrone
  • Camera Director: Marino Cecada
  • Service / Technical Supplier: Agorà
  • Lighting Crew Chief: Marco Carancini
  • Executive Production: Live Nation
  • Production Manager: Andrea Staleni
  • Crediti fotografici: Erika Serio (image 4)
  • Crediti fotografici: North House (image 1, 2, 3 e 5)
Palco del tour CremoniniLive25.
Light show con 200 proiettori  Color Strike M
Illuminazione con barre LED PXL Bar 16 durante il concerto di Cremonini
Effetti di luce creati con i proiettori Maverick Storm 3 BeamWash sul palco del tour 2025

📸 Crediti fotografici: North House

Effetti di luce creati con i proiettori Chauvet Professional sul palco del tour 2025

📸 Crediti fotografici: Erika Serio

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